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Dal punto di vista sociale ed economico, il microcredito fa del bene. Ma non funziona sempre
Internazionale 741, 23 aprile 2008
Concedere prestiti e combattere la povertà sono di solito due delle attività meno glamour che esistano. Ma messe insieme sono una novità che è diventata popolare e perfino chic.
Quest'innovazione è il microcredito e consiste nel concedere piccoli prestiti a imprenditori poveri, di solito nei paesi in via di sviluppo. L'idea è nata negli anni settanta, ma ultimamente sta
catturando la fantasia di economisti, attivisti e banchieri.
Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2005 "anno internazionale del microcredito", il pioniere della microfinanza Muhammad Yunus ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2006, e personaggi famosi
come Natalie Portman e industriali come Benetton sono diventati grandi sostenitori di questa iniziativa. Anche le persone comuni possono partecipare al gioco: su siti come kiva.org chiunque può
fare un microprestito.
Questa nuova moda si è tradotta in un fiume di denaro: tra il 2004 e il 2006 gli investimenti istituzionali e personali nella microfinanza sono più che raddoppiati raggiungendo i
4,4 miliardi di dollari e, secondo la Deutsche Bank, il volume totale dei prestiti è salito a 25 miliardi di dollari. Purtroppo questo slancio si è rivelato in parte un'illusione.
Non c'è dubbio che la microfinanza faccia un mondo di bene, ma ha anche dei limiti concreti. I microprestiti danno un po' di sollievo agli individui in difficoltà, ma spesso non bastano per
rendere più ricco un paese povero. E il loro limite è proprio nel modo in cui funzionano. La visione idealizzata del microcredito è che tanti piccoli imprenditori possono usarlo per avviare o far
crescere un'attività commerciale. La realtà è più complicata.
I microprestiti vengono spesso usati per "mantenere il livello di consumo", aiutando chi ha ricevuto il prestito a tirare avanti nei momenti di crisi. Spesso sono anche utilizzati per coprire
delle spese che non hanno niente a che fare con l'attività commerciale, come l'istruzione di un figlio. E spesso non sono usati per espandere un'attività o per assumere personale. In parte perché
di solito i prestiti sono irrisori e il tasso di interesse può arrivare al 30 o al 40 per cento.
Ma anche perché la maggior parte delle microimprese non prevede l'assunzione di personale. Hanno quasi tutte un unico dipendente: il loro proprietario. E questo è importante perché le imprese in
grado di creare dei posti di lavoro sono l'unica speranza per un paese che cerca di lottare contro la povertà.
Per far crescere l'economia servono grandi investimenti – per esempio, per costruire una fabbrica – e la capacità di sfruttare le economie di scala che rendono i lavoratori più produttivi e,
quindi, più ricchi. Gli evangelisti della microfinanza lasciano intendere che, in un mondo ideale, tutti dovrebbero avere una loro attività commerciale.
"Siamo tutti imprenditori", dice Muhammad Yunus. Ma nelle economie di successo non tutti lo sono: la maggior parte delle persone si guadagna da vivere lavorando per qualcun altro. Solo il 14 per
cento degli americani, per esempio, gestisce (o cerca di gestire) un'impresa. Questa percentuale è molto più alta nei paesi in via di sviluppo: in Perù è quasi del 40 per cento. Non perché i
peruviani abbiano più spirito imprenditoriale, ma perché non hanno altra scelta.
La cosa di cui hanno più bisogno i paesi poveri, dunque, non è un maggior numero di microimprese. Hanno bisogno di più imprese medio-piccole, vale a dire più grandi di una bancarella che vende
frutta, ma più piccole di una delle società che rientrano nella classifica di Fortune. Nei paesi ricchi, le imprese di medie dimensioni creano più del 60 per cento dei posti di lavoro, ma nei
paesi in via di sviluppo sono relativamente rare, a causa della mancanza di istituzioni in grado di fornire loro il capitale necessario.
Per le grandi aziende dei paesi poveri è facile ottenere finanziamenti dal mercato e oggi, grazie al microcredito, anche le piccolissime imprese ci riescono. Per quelle che sono una via di mezzo,
invece, è molto più difficile.
Il problema è la mancanza di persone o istituzioni disposte non solo a concedere prestiti ma anche a investire in un'impresa rilevandone una quota. La microfinanza ha focalizzato
l'attenzione sull'importanza dei prestiti, ma per una piccola azienda costretta a consumare profitti che potrebbero essere reinvestiti è difficile crescere solo con i prestiti bancari. Per
formare questa fascia intermedia di imprenditori sarà necessario che qualcuno abbia voglia di investire nelle imprese invece di limitarsi a prestare dei soldi.
Sia dal punto di vista sociale sia da quello economico, i microprestiti fanno un mondo di bene, sono una micromagia. Ma sopravvalutare le loro potenzialità ci ha fatto trascurare le imprese che
potrebbero compiere una macromagia. Il mito dell'imprenditore che si è fatto da sé e che il boom del microcredito ha contribuito a rafforzare è affascinante.
Pensare però che tutti siano imprenditori ci porta a sottovalutare i vantaggi delle imprese più grandi e del reddito garantito da un posto di lavoro fisso. Senza dubbio, il modo migliore per
uscire dalla povertà a volte è un prestito bancario. Ma spesso è qualcosa di molto più semplice: uno stipendio regolare.
Par eco1
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Il microcredito ha conosciuto negli ultimi anni uno straordinario successo: le organizzazioni si sono moltiplicate e consolidate, hanno allargato il numero di beneficiari e diversificato le
fonti di approvvigionamento finanziario. I fondi sussidiati e quelli disponibili a livello locale rappresentano attualmente soltanto una piccola percentuale dei capitali necessari. Per questo è
nato un mercato mondiale della microfinanza, che vede Etimos come protagonista della prim’ora e partner di oltre un centinaio di organizzazioni - in Africa, America Latina, Asia, Balcani ed
Europa dell'Est - con una particolare attenzione anche per quelle di piccole e medie dimensioni e per le ricadute sociali degli interventi.
Le istituzioni di microfinanza hanno forme e dimensioni diverse, secondo la loro storia e dal contesto in cui operano: possono essere Ong, casse di risparmio, banche villaggio, piccole
organizzazioni o grandi network. Nascono per colmare i vuoti di un sistema bancario che non ha interesse né convenienza a prestare piccole somme di denaro a microimprenditori incapaci di
fornire garanzie reali. Per funzionare hanno bisogno di capitali che provengono dai paesi ricchi, sotto forma di aiuti o di veri e propri finanziamenti, come quelli che concede Etimos.
Par eco1
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L’entità del microcredito in Italia
In Italia ci sono 789 banche e oltre 30 mila sportelli, che raccolgono un risparmio complessivo di circa 729.000.000.000 euro e svolgono un’attività di impiego complessivo del
risparmio raccolto per oltre 1.000.000.000.000 di euro (fonte Banca d'Italia, statistiche giugno 2004), di cui circa 480.000.000.000 euro in mutui: l'entità dei capitali coinvolti nei progetti di
microcredito non è assolutamente paragonabile con il mercato creditizio tradizionale. Negli ultimi quattro anni sono stati erogati circa 550 mila euro in microfinanziamenti , con
una presenza sul territorio nazionale che nulla ha a che vedere con la presenza del sistema creditizio tradizionale. Sono stati raggiunti negli ultimi quattro anni circa 330 beneficiari.L’Italia
rappresenta poco più del 20% dei programmi di microfinanza attivati in Europa e nei paesi in transizione, in termini di beneficiari a malapena l’1% dei beneficiari raggiunti dalla totalità dei
programmi di microfinanza europei.
Le dimensioni :
Secondo una recente ricerca realizzata dall’Associazione Finanza Etica e da Lunaria, negli ultimi quattro anni sono stati erogati in Italia circa 550 mila euro in microfinanziamenti e sono stati
raggiunti circa 330 beneficiari.
Dai dati raccolti dalla ricerca emerge un’enorme diversità di interpretazione di microprestiti: si va da un minimo di 2 mila euro fino a prestiti per importi pari a 20 mila euro. L’importo del
prestito varia in base al tipo di imprese finanziate (a seconda che si tratti di imprese individuali piuttosto che di imprese collettive) oppure in base al tipo di disagio sociale ed economico a
cui il progetto fa riferimento. La durata del prestito erogato è tra i 3 e i 5 anni con rate mensili di restituzione, che comprendono sia il capitale che l’interesse (qualora ci sia). In genere
il tasso di perdita, ovvero la mancata restituzione del prestito, è molto basso e si aggira intorno al 2%.
I progetti di microcredito sono soprattutto concentrati nel centro–nord Italia, questo principalmente perché proprio in quell’area del paese la finanza etica ha sviluppato una lunga esperienza e
risulta essere maggiormente radicata: le prime esperienze risalgono alla fine degli anni ’70.

I soggetti che fanno microcredito :
I principali investitori italiani in microfinanza nel Sud del mondo sono Etimos, il consorzio collegato a Banca Etica (portafoglio al 31 dicembre 2003 pari a 5 milioni 150 mila euro) e la
milanese CreSud, a cui partecipano anche alcune botteghe del mondo (portafoglio di 2 milioni di euro). Poi ci sono le prime esperienze del credito cooperativo, come il finanziamento
all’ecuadoriana Codesarrollo, e le società di servizi come Microfinanza srl. Per quanto riguarda il microcredito agli esclusi finanziari in Italia, significativa l’azione delle cinque Mag tuttora
operanti (Milano, Torino, Verona, Venezia, Reggio Emilia) con un volume complessivo di attività intorno a 7 milioni di euro.
In collegamento con le Mag nascono piccoli progetti locali come il fondo di microcredito del quartiere fiorentino delle Piagge. Poi ci sono alcune esperienze di enti locali (Emilia Romagna,
Toscana, Provincia di Milano, Comune di Carpi), soprattutto sotto forma di prestiti a condizioni agevolate a soggetti deboli o di fondi antiusura, e il microcredito di solidarietà, anch’esso
fortemente sussidiato, di fondazioni come la San Carlo di Milano e, per la prima volta, di banche nel caso delle iniziative San Paolo-Imi a Torino, Genova, Roma e Napoli e del progetto del Monte
dei Paschi a Siena.
Par eco1
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http://atout-cestes.net/IMG/pdf/Les_limites_du_microcredit.pdf
Jean-Michel Servet , Alternatives économiques n° 253 décembre 2006. En ligne le 12/04/10
Par eco1
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L’entità del microcredito in Italia
In Italia ci sono 789 banche e oltre 30 mila sportelli, che raccolgono un risparmio complessivo di circa 729.000.000.000 euro e svolgono un’attività di impiego complessivo del
risparmio raccolto per oltre 1.000.000.000.000 di euro (fonte Banca d'Italia, statistiche giugno 2004), di cui circa 480.000.000.000 euro in mutui: l'entità dei capitali coinvolti nei progetti di
microcredito non è assolutamente paragonabile con il mercato creditizio tradizionale. Negli ultimi quattro anni sono stati erogati circa 550 mila euro in microfinanziamenti , con
una presenza sul territorio nazionale che nulla ha a che vedere con la presenza del sistema creditizio tradizionale. Sono stati raggiunti negli ultimi quattro anni circa 330 beneficiari.L’Italia
rappresenta poco più del 20% dei programmi di microfinanza attivati in Europa e nei paesi in transizione, in termini di beneficiari a malapena l’1% dei beneficiari raggiunti dalla totalità dei
programmi di microfinanza europei.
Le dimensioni :
Secondo una recente ricerca realizzata dall’Associazione Finanza Etica e da Lunaria, negli ultimi quattro anni sono stati erogati in Italia circa 550 mila euro in microfinanziamenti e sono stati
raggiunti circa 330 beneficiari.
Dai dati raccolti dalla ricerca emerge un’enorme diversità di interpretazione di microprestiti: si va da un minimo di 2 mila euro fino a prestiti per importi pari a 20 mila euro. L’importo del
prestito varia in base al tipo di imprese finanziate (a seconda che si tratti di imprese individuali piuttosto che di imprese collettive) oppure in base al tipo di disagio sociale ed economico a
cui il progetto fa riferimento. La durata del prestito erogato è tra i 3 e i 5 anni con rate mensili di restituzione, che comprendono sia il capitale che l’interesse (qualora ci sia). In genere
il tasso di perdita, ovvero la mancata restituzione del prestito, è molto basso e si aggira intorno al 2%.
I progetti di microcredito sono soprattutto concentrati nel centro–nord Italia, questo principalmente perché proprio in quell’area del paese la finanza etica ha sviluppato una lunga esperienza e
risulta essere maggiormente radicata: le prime esperienze risalgono alla fine degli anni ’70.
pris de:
MICROCREDITO IN ITALIA: situazione attuale e prospettive future
di Giorgia Vezzoli
http://www.equonomia.it/articolo.asp?articolo_codice=50
consulté le 12 avril 2010 par A.Facchinetti
Par eco1
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